La Menopausa

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Agli inizi del ‘900 l’età media della popolazione femminile coincideva con la conclusione dell’età fertile e quelle poche donne che superavano la menopausa erano considerate una sorta di anomalia biologica, e quindi di fatto ormai estranee alla vita sociale e di relazione. Oggi, fortunatamente, le cose sono profondamente cambiate: l’età media della donna, per lo meno nei paesi industrializzati, raggiunge gli 82 anni. In altri termini, più del 95 per cento delle donne raggiunge il climaterio e il 60 per cento di queste vive più di 75 anni. Che cosa è la menopausa Menopausa significa arresto delle mestruazioni: la parola deriva dal greco men (mese) e pausis (fine). In realtà però la scomparsa delle mestruazioni è soltanto una dei segni più evidenti della menopausa, ma non certo il mutamento più importante che avviene nel corpo della donna. Tutto parte dalla cessazione della funzione ovarica e quindi della fertilità. Il progressivo esaurirsi della produzione di ormoni femminili altera un equilibrio che ha accompagnato la donna per tutta l’età fertile: provoca disturbi e malesseri e attenua, fino ad annullarlo, quel “privilegio biologico” (nei confronti del maschio) che l’aveva protetta da una serie di patologie, come ad esempio le malattie cardiovascolari. Gli estrogeni e il progesterone influiscono infatti su tutto l’organismo e su numerosi processi vitali: il cervello, il cuore, la pelle, il sistema nervoso, le ossa, gli organi genitali, il metabolismo dei grassi, la vita delle ossa. Ecco perché la loro carenza dà origine a disturbi così numerosi. Da studi statistici europei è stato dimostrato che le donne dei paesi del Sud vanno incontro alla menopausa più in là con gli anni rispetto alle donne dei paesi scandinavi, che invece tendono a entrare in menopausa verso i 48 anni. In Italia l’età media delle donne che entrano in menopausa è intorno ai 50-52 anni.

Sintomi

Vampate di calore, sudorazioni notturne e insonnia: in genere i sintomi acuti compaiono prima della menopausa vera e propria e tendono a regredire dopo 2-3 anni. Questi disturbi sono dovuti alla carenza di estrogeni: una condizione che altera i sistemi di termoregolazione (vampate e sudorazioni) e induce modificazioni del ritmo del sonno (insonnia). In particolare, le vampate sono dovute alle forti oscillazioni del tasso di estradiolo nel sangue conseguenti all’irregolare produzione di estrogeni. Stress, alcool, tè e caffè possono aumentarne l’intensità. Di notte, per lo più, le vampate non vengono avvertite come tali, ma sono spesso la causa dei disturbi del sonno che si osservano durante la menopausa. 1.I sintomi intermedi I sintomi intermedi sono sostanzialmente quelli legati all’invecchiamento dei tessuti estrogeno-dipendenti come la cute, le mammelle e l’apparato urogenitale. La carenza di estrogeni infatti causa secchezza generalizzata, desquamazione, rughe profonde, perdita di turgore del seno, unghie fragili, capelli secchi, sindrome dell’occhio secco. Tutto dipende dalla diminuzione della produzione di collagene, che nei primi 5 anni dopo la menopausa diminuisce di circa il 30 per cento. Per gli stessi motivi, anche l’apparato urogenitale subisce cambiamenti. La carenza di estrogeni può inoltre determinare prolasso uterino, cistocele e rettocele, concause della cosiddetta “incontinenza da sforzo”. 2.I sintomi tardivi I sintomi tardivi (rischio di malattie cardiovascolari ed osteoporosi) sono molto più pericolosi degli altri segni della menopausa perché inizialmente non si manifestano in modo chiaro e quindi possono svilupparsi in tutta la loro gravità causando danni irreversibili. Con la cessazione della funzione ovarica, viene meno il ruolo protettivo degli estrogeni nei confronti dell’apparato cardiovascolare. Aumenta così il rischio di aterosclerosi: nelle donne in postmenopausa crescono infatti le concentrazioni di trigliceridi, colesterolo totale e il rapporto LDL/HDL colesterolo. Numerosi studi epidemiologici inoltre hanno dimostrato che la menopausa aumenta l’incidenza delle malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte e di invalidità per la donna. Secondo gli esperti cinque-dieci anni di terapia ormonale sostitutiva sono in grado di ridurre del cinquanta per cento il rischio di patologia coronarica. L’altro importante segno tardivo della menopausa (causato soprattutto dalla carenza ormonale) è l’osteoporosi, caratterizzata da una riduzione quantitativa della densità ossea, cui si associano alterazioni microarchitetturali della struttura ossea. In sostanza l’osteoporosi comporta una riduzione progressiva della resistenza dell’osso al carico meccanico ed un aumento del rischio di frattura. La principale causa di questo problema è la massiccia riduzione della produzione dell’estradiolo da parte delle ovaie, che ha come risultato finale la perdita di calcio dalle ossa. Come prevenzione e terapia dell’osteoporosi si utilizzano perciò gli estrogeni, ma risultano utili, ai fini della prevenzione, anche un’alimentazione ricca di calcio e un sufficiente esercizio fisico. La morbilità e la mortalità legata all’incidenza di osteoporosi e di fratture rappresentano anche un problema di farmacoeconomia: ai costi diretti dovuti all’ospedalizzazione e ai farmaci bisogna aggiungere voci riguardanti la perdita delle giornate lavorative, i costi dell’assistenza domiciliare e così via. Tutti costi difficilmente quantificabili ma sicuramente molto elevati, che pesano gravemente non solo sul Sistema Sanitario Nazionale, ma anche sul bilancio delle famiglie. I costi sociosanitari e il peggioramento della qualità della vita della donna fanno dell’osteoporosi postmenopausale una vera malattia sociale.

Diagnosi – Terapia

Vampate di calore, sudorazioni notturne e insonnia: in genere i sintomi acuti compaiono prima della menopausa vera e propria e tendono a regredire dopo 2-3 anni. Questi disturbi sono dovuti alla carenza di estrogeni: una condizione che altera i sistemi di termoregolazione (vampate e sudorazioni) e induce modificazioni del ritmo del sonno (insonnia). In particolare, le vampate sono dovute alle forti oscillazioni del tasso di estradiolo nel sangue conseguenti all’irregolare produzione di estrogeni. Stress, alcool, tè e caffè possono aumentarne l’intensità. Di notte, per lo più, le vampate non vengono avvertite come tali, ma sono spesso la causa dei disturbi del sonno che si osservano durante la menopausa. 1.I sintomi intermedi I sintomi intermedi sono sostanzialmente quelli legati all’invecchiamento dei tessuti estrogeno-dipendenti come la cute, le mammelle e l’apparato urogenitale. La carenza di estrogeni infatti causa secchezza generalizzata, desquamazione, rughe profonde, perdita di turgore del seno, unghie fragili, capelli secchi, sindrome dell’occhio secco. Tutto dipende dalla diminuzione della produzione di collagene, che nei primi 5 anni dopo la menopausa diminuisce di circa il 30 per cento. Per gli stessi motivi, anche l’apparato urogenitale subisce cambiamenti. La carenza di estrogeni può inoltre determinare prolasso uterino, cistocele e rettocele, concause della cosiddetta “incontinenza da sforzo”. 2.I sintomi tardivi I sintomi tardivi (rischio di malattie cardiovascolari ed osteoporosi) sono molto più pericolosi degli altri segni della menopausa perché inizialmente non si manifestano in modo chiaro e quindi possono svilupparsi in tutta la loro gravità causando danni irreversibili. Con la cessazione della funzione ovarica, viene meno il ruolo protettivo degli estrogeni nei confronti dell’apparato cardiovascolare. Aumenta così il rischio di aterosclerosi: nelle donne in postmenopausa crescono infatti le concentrazioni di trigliceridi, colesterolo totale e il rapporto LDL/HDL colesterolo. Numerosi studi epidemiologici inoltre hanno dimostrato che la menopausa aumenta l’incidenza delle malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte e di invalidità per la donna. Secondo gli esperti cinque-dieci anni di terapia ormonale sostitutiva sono in grado di ridurre del cinquanta per cento il rischio di patologia coronarica. L’altro importante segno tardivo della menopausa (causato soprattutto dalla carenza ormonale) è l’osteoporosi, caratterizzata da una riduzione quantitativa della densità ossea, cui si associano alterazioni microarchitetturali della struttura ossea. In sostanza l’osteoporosi comporta una riduzione progressiva della resistenza dell’osso al carico meccanico ed un aumento del rischio di frattura. La principale causa di questo problema è la massiccia riduzione della produzione dell’estradiolo da parte delle ovaie, che ha come risultato finale la perdita di calcio dalle ossa. Come prevenzione e terapia dell’osteoporosi si utilizzano perciò gli estrogeni, ma risultano utili, ai fini della prevenzione, anche un’alimentazione ricca di calcio e un sufficiente esercizio fisico. La morbilità e la mortalità legata all’incidenza di osteoporosi e di fratture rappresentano anche un problema di farmacoeconomia: ai costi diretti dovuti all’ospedalizzazione e ai farmaci bisogna aggiungere voci riguardanti la perdita delle giornate lavorative, i costi dell’assistenza domiciliare e così via. Tutti costi difficilmente quantificabili ma sicuramente molto elevati, che pesano gravemente non solo sul Sistema Sanitario Nazionale, ma anche sul bilancio delle famiglie. I costi sociosanitari e il peggioramento della qualità della vita della donna fanno dell’osteoporosi postmenopausale una vera malattia sociale.

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